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BASTA UN POCO DI CEMENTO E LA PILLOLA VA GIU’…

Ma Sogno o son desto? L’assessore (neoassessore) all’urbanistica il Sig Cravero, non sapendo che fare, allegramente e sottovalutando il problema alla faccia di chi a fine mese non ci arriva, per rilanciare l’area industriale di Chieri punta su Fontaneto 3 e un megastore? Stiamo perdendo il senno o l’abbiamo già perso? Fontaneto 1 e 2 sono  ricche di terreni ancora non costruiti e la prima ha già pagato il suo dazio di capannoni che vengono dismessi da aziende che chiudono.

Tenendo altresì conto che la zona di Fontaneto è altamente a rischio idrogeologico (sarà un caso che si chiami “fontaneto”?), cementificarla ulteriormente sarebbe come mettersi un cappio al collo (questo secondo il piano regolatore cittadino, non secondo noi).

Pochi mesi orsono, solo quest’autunno, è stato aperto un ipermercato in Chieri (forse l’assessore non lo sa, o non l’ha notato) che ha prodotto una quantità esigua di posti di lavoro rispetto quella che avevano promesso; questi posti si son volatilizzati come il fumo che vende questa giunta!

Prima di aprire la bocca e proporre idee obsolete basterebbe informarsi leggermente per vedere che persino la regione sta rivedendo le sue politiche sull’organizzazione del commercio ponendo un freno ai nuovi insediamenti; di fatti stanno bloccando i permessi di costruzione di centri commerciali considerando anche il fatto che siamo arrivati ad avere metri quadrati di queste aree pro capite che supera la soglia minima di abitabilità domestica!! (16mtq di centri commerciali quando il minimo per vivere son considerati 14mtq) Da qui la domanda: perchè fare una cosa di cui ce ne sono in abbondanza per uscire dalla crisi? http://www.gdoweek.it/articoli/0,1254,44_ART_2571,00.html

Perfino l’(ex)assessore Sodano (il cui partito è a favore del nuovo Mostro in cemento armato) nei mesi successivi all’apertura del nuovo Gialdo ha dovuto ammettere che i commercianti del centro e della chiocciola (per non dire quelli della periferia che si son calati le braghe) hanno seriamente accusato il colpo! Già ci dimentichiamo che la pista di pattinaggio su ghiaccio in centro città è stata proprio concepita per rilanciare la zona pedonale. Ma questo l’assessore Cravero lo saprà benissimo, visto che faceva parte dell’associazione che gestiva la pista!

In conclusione il neo-assessore Cravero riesce in un sol colpo a non capire la radice del problema e a proporre una soluzione al suddetto problema inadeguata e soprattutto anacronistica.

Se si fosse preso la briga di parlare non solo con chi dispone evidentemente di discrete riserve auree e giri di affari milionari, ma anche con gli artigiani o i piccoli imprenditori che vivono più direttamente questa crisi congiunturale, avrebbe scoperto che, banalmente, la presenza di uno sportello bancario in prossimità di un’azienda non  riduce lo spread da usura applicato oggi dalle banche sul credito immobiliare necessario a una rilocalizzazione (nonostante gli ingenti finanziamenti statali ricevuti per salvarci dalla crisi).

Avrebbe anche scoperto che arriviamo da anni di magra del settore manifatturiero torinese, per cui è probabile che quelle aziende che non hanno macinato utili o che nel tempo non si sono costituite delle riserve più o meno lecite per privilegiare l’aggiornamento strumentale o anche solo per garantirsi la sopravvivenza senza ricorrere a cassa integrazione, mobilità o prepensionamenti, oggi possono non avere quello slancio per intraprendere un passo importante quale la realizzazione di un immobile.

Fontaneto ha ancora le cicatrici fresche della chiusura della Tessitura Leandro Piovano, bellissima azienda che era uscita da un disastro a testa alta e che nonostante il florido portafoglio ordini ha subito gli effetti della mancanza di liquidità e della stretta creditizia tanto da dover chiudere. Altre aziende hanno già chiuso.

Siamo in una crisi sistemica epocale e questi signori pensano di rendere appetibile un’area industriale con un albergo, un bar e una banca? Pensano che una nuova area commerciale con un MEGASTORE (ma che cosa è, di preciso, un megastore? Che cosa ha di diverso rispetto a un centro commerciale?) attirerà clienti per un marmista, per un produttore di carpenterie metalliche, per una tessitura, per un’officina meccanica?

Scusate, ma ci sfugge il nesso.

Oggi le aziende hanno bisogno di poca burocrazia (e non dover aspettare 9 mesi per avere un parere su un progetto come può accadere a Chieri, non in Barbagia – possiamo dimostrarlo con i documenti), hanno bisogno di liquidità e di sostegno finanziario (magari ridurre l’IMU sugli immobili di proprietà delle aziende che ci lavorano) oltre che di tempo, quindi una moratoria sulla scadenza dei termini imposti dalla convenzione edilizia per l’inizio dei lavori.

Tutte soluzioni rapide e senza spargimento di ulteriore cemento e senza offesa per l’intelligenza dei chieresi.

Incredibile che non una di queste soluzioni si annoveri nel ventaglio proposto dalla nostra amministrazione.

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