Il Blog dei Meetuppers Chieresi

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Centro Riciclo Vedelago S.r.l.: un recupero del 99%!

I ragazzi (delle scuole, ndr) si rendono conto che chiamare ancora RIFIUTO le bottiglie di plastica, di vetro, e le lattine, è davvero un’ASSURDITA’…

La gestione responsabile del rifiuto come fonte di ricchezza, di occupazione sul territorio, di ottmizzazione delle risorse, di rispetto dell’ambiente. Il tutto spiegato dalla Sig.ra Carla Poli, del Centro Riciclo di Vedelago (TV). Buon ascolto.

Luglio 3, 2008 Pubblicato da meetupchieri | Rifiuti | | Ancora nessun commento.

Il Chierese e il TMB. Utopia?

Cosa sia il Chierese, si sa.

Cosa sia un’utopia, pure.

Cosa sia il TMB, forse no.

TMB = Trattamento Meccanico Biologico, dei rifiuti, ovviamente.

E’ un processo che si basa sulla (semplice) separazione meccanica dei rifiuti, quindi a freddo, e sul trattamento della frazione biodegradabile (organica). Il trattamento è applicato al non-recuperabile, ovvero a quella parte dei rifiuti che o va in discarica o, nella peggiore delle ipotesi, agli inceneritori.

Cosa succede, in soldoni?

All’impianto di TMB arriva il non-recuperabile, e inizia la separazione meccanica per estrarre quelle frazioni riciclabili quali vetro, plastiche dense o in pellicola, carta e cartone, alluminio, acciaio che inevitabilmente si trovano ancora nella “munnezza del bidone nero”, quella che resta dopo la nostra meticolosa raccolta differenziata.

E’ intuitivo che non tutto quello che si estrae può essere riciclato, e la parte estratta che è riciclabile non avrà mai la stessa qualità del prodotto derivante direttamente dalla raccolta differenziata, quella “porta a porta”.

Alla fine della separazione meccanica, quindi, avremo:

1. una frazione di materiali ancora riciclabili, se pur in impieghi meno nobili, ma comunque riciclabili

2. una parte organica

3. lo scarto dello scarto

E qui parte la seconda fase: la digestione della parte organica, e la successiva stabilizzazione per via aerobica. Il risultato della seconda fase è un materiale fine, una sorta di sabbia, non adatto ad uso agricolo, ma adatto come inerte, essendo stata digerita, appunto, la parte organica e degradabile.

Nel Rapporto di Greenpeace sul trattamento TMB dei rifiuti si afferma inoltre che i gas prodotti dalla digestione bilanciano la richiesta di energia necessaria al ciclo. Leggasi:

Non “termovalorizzo” il rifiuto creando energia, ma ne ottimizzo l’ingombro, e lo inertizzo per re-impiegarlo, il tutto senza richiedere energia (o per lo meno senza richiederne troppa), adottando un processo che non produce gas di scarico, né odori.

All’interno del documento di Greenpeace si afferma che, nella peggiore delle ipotesi, quello che noi al precedete punto 3 abbiamo chiamato “lo scarto dello scarto” rappresenterebbe il 30% di quanto conferito all’impianto.

E allora mettiamoci nella peggiore delle ipotesi e facciamo due conti.

Ipotesi:

- il Consorzio Pinco Pallo gestisce 100.000 tonnellate di rifiuti l’anno

- di questi, il 60% viene riciclato grazie alla raccolta “porta a porta”

- rimangono 40.000 tonnellate: cosa farne? O le stocchiamo in discarica, o le inceneriamo al Gerbido, o ci dotiamo di un impianto TMB. Quindi…

Svolgimento:

Sapendo che lo “scarto dello scarto” di un trattamento TMB è del 30%, ci rimangono da gestire 40.000×0.30=12.000 tonnellate di non-recuperabile, contro le 40.000 che avevamo tra i piedi dopo il “porta a porta”.

Bilancio:

- abbiamo riciclato 60.000 tonnellate di rifiuti, grazie al “porta a porta”

- abbiamo ri-riciclato (e venduto all’Industria) altri 28.000 tonnellate di rifiuti, dopo il TMB

- abbiamo ancora 12.000 tonnellate (su 100.000 iniziali) da gestire: un recupero finale dell’88%

Quel 12%, a questo punto, possiamo anche permetterci di metterlo in discarica visto che, essendo inerte, è più stabile, non cola e non puzza (ricordiamo che con il TMB abbiamo rimosso la parte organica…)

L’illustrissimo Palmiro Cangini, Assessore di Roncofritto, a questo punto direbbe: “E con questo cosa volevo dire? Non lo so, ma c’ho ragione, e i fatti mi cosano!”

Volevamo stuzzicare il vostro senso critico. E rifarvi la domanda già avanzata nel post precedente: ma il Chierese può trarre profitto dal recupero dei rifiuti? Se, come pare, tra non molti mesi il non-recuperabile raccolto sul nostro territorio finirà nei forni dell’inceneritore del Gerbido, non è che il Chierese sta perdendo una ghiotta occasione di profitto e di creazione di posti di lavoro sul territorio?

Giugno 1, 2008 Pubblicato da meetupchieri | Rifiuti | | 1 Commento

Vedelago chiama Chieri. Chieri risponde?

Vedelago? E chi è costui? O meglio: e dov’è?

Vedelago (TV) è un paese di 16000 abitanti, a circa 20 km a ovest di Treviso, e a circa 390 km a est di Chieri.

Non sappiamo ancora per quali ragioni storiche, culturali, folkloristiche o enogastronomiche è famoso Vedelago. Ha attirato la nostra attenzione perchè ospita sul suo territorio una Società particolarmente virtuosa: Centro Riciclo Vedelago S.r.l.

La Società, in pratica, gestisce la raccolta e il trattamento dei rifiuti urbani (RSU) al servizio di un bacino di utenza di circa 800.000 abitanti (per intenderci, Torino ne fa 905.000 e rotti). In particolare, citando le loro parole, gestisce dal 1999 un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti ai fini del recupero di materiali.

Ah ma… quindi… quindi non li incenersice? Nel senso: li recupera?!?!? Ma l’incenerimento non è considerato da molti l’unica via possibile per gestire oggi gli RSU?!?!? Allora approfondiamo la questione.

Citiamo dal loro sito:

L’attività consiste nel ricevere le frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati, selezionare i materiali in base alla composizione merceologica, compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che impiegano i materiali nei loro cicli produttivi.

In pratica, i nostri amici di Vedelago accolgono (a braccia aperte!) il rifiuto, e traggono profitto dal suo recupero spinto.

“Sì va beh” direte voi “cosa c’è di nuovo? Questi ricevono e trattano la raccolta differenziata che si smazza qualcun altro!” Non proprio: leggete qui cosa è possibile conferire nell’impianto. Ma soprattutto, leggete qui il risultato raggiunto nel 2006: 89.69% di rifiuti a recupero!

E’ inutile ora dilungarsi e tediarvi con i dettagli tecnici sul funzionamento dell’impianto, sui prodotti derivanti dal recupero dei rifiuti, sulle ricadute economiche e sociali dell’attività del Centro Riciclo: sul loro sito trovate tutto!

Vi lasciamo con un’ultima considerazione.

A Vedelago traggono profitto dal recupero dei rifiuti.

I Tedeschi stanno traendo profitto dal recupero dei nostri rifiuti. Come noto, infatti, il portavoce del Ministero dell’Ambiente della Sassonia afferma che I rifiuti campani già smaltiti in Sassonia non sono stati bruciati negli inceneritori tedeschi, ma sono stati riciclati per ricavarne materie prime secondarie e composti organici che verranno venduti all´industria (ANSA, 21/05/08). E ha anche spiegato che l’Italia, dopo aver pagato per poter esportare in Germania i rifiuti campani, acquista dalla stessa Germania le materie prime secondarie ricavate dai suoi stessi rifiuti campani…

Detto questo, sorge spontanea una domanda, anzi due: ma il Chierese può trarre profitto dal recupero dei rifiuti? Se, come pare, tra non molti mesi il non-recuperabile raccolto sul nostro territorio finirà nei forni dell’inceneritore del Gerbido, non è che il Chierese sta perdendo una ghiotta occasione di profitto e creazione di posti di lavoro sul territorio?

Come direbbe la Gabanelli, “noi vogliamo capirne di più”, e il 5 luglio andremo a Vedelago a incontrare i nostri nuovi amici.

Stay tuned!

Giugno 1, 2008 Pubblicato da meetupchieri | Rifiuti | | 2 Commenti