Il Blog dei Meetuppers Chieresi

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Centrale a biomasse a Poirino. Fasi 3 e 4.

Mamma mia come si sviluppano gli eventi!

Nel periodo in cui portavamo avanti le Fasi 3 e 4 (ricordate? Valutare e Imparare…) è successo un po’ di tutto: il nostro blog è diventato, su Google, il primo risultato di ricerche tipo “biomasse Poirino” o “Centrale Poirino”, e in poche settimane è arrivato alla soglia delle 1000 visite, delle quali la maggior parte proprio nell’area “Centrale a biomasse”.

In settimana è arrivata nelle case dei Poirinesi una lettera del Sindaco ing. Tamagnone, che illustra la posizione del Comune sul tema della Centrale, e invita i cittadini al confronto durante l’ncontro del 24 (fraz. Favari), 25 (fraz. Marocchi) e 26 giugno (Sala Consiliare del Comune).

Oggi leggiamo sul Corriere di Chieri che è nato il Comitato del Pianalto di Poirino, che si dichiara contro la ormai famosa Centrale, a causa di una serie di dubbi e timori, che nel prossimo articolo cercheremo di inquadrare per bene.

Mentre le acque dei laghetti di Poirino si agitano, noi abbiamo voluto approfondire la questione prima di tutto dal punto di vista tecnico, e abbiamo contattato una nostra vecchia e cara conoscenza, esperta nel settore impiantistico, di cui vorremmo però mantenere l’anonimato.

Con la sua solita e graditissima disponibilità, ci ha risposto con un’e-mail lunga ma quanto mai esplicativa, che vogliamo pubblicare integralmente. E’ un po’ lunga, e a tratti difficile da digerire per chi non è “termodinamicamente elastico”, ma l’opinione espressa è chiara e inequivocabile. Buona lettura.

Ciao *******,
Mi sono riletto il thread su Poirino e la situazione a me appare molto chiara.
Controllerò ma mi pare anche di conoscere la ditta Benarco in quanto era uno dei fornitori della centrale a biomassa del teleriscaldamento di ***** (solo energia termica) [...].
Credo di poterti raccontare la mia versione di questa storia.

A monte esiste una società di lavorazione del legno, la Benarco S.a.s. di Bormida. La lavorazione del legno ha sempre prodotto degli scarti che, alcuni anni fa erano un problema enorme per società analoghe. L’unico utilizzo era quello dei pannelli truciolari ma chi ritirava il materiale, lo pagava pochissimo e quando voleva.

Poi, sono arrivati i CIP6 (sciagurata legge) e le piccole centrali a biomassa per sola produzione di energia termica. Oggi ci sono i certificati verdi con le nuove normative che incentivano la produzione di energia da fonte rinnovabile proveniente da filiera corta.

Aziende del settore del legno come la Benarco [...] stanno evolvendo nel dire: abbiamo la materia prima, se non l’abbiamo la compriamo (ormai lo scarto è un combustibile), cerchiamo dei Comuni amici, installiamo la centrale e facciamo il nostro business.

Sarebbe tutto perfetto se nonché c’è un buco normativo: da un lato una legge che incentiva la produzione di energia da fonte rinnovabile, e dall’altro la mancanza di regole di efficienza energetica nel caso di una centrale termoelettrica in un’industria o in aperta campagna. [...] Se tu devi fare un teleriscaldamento allora hai l’obbligo di esercire l’impianto in completo recupero termico; se invece fai una centrale in campagna o in un’industria (ovvero non collegate a reti di tele) allora non devi rispettare nulla. Pazzesco ma è così: se recuperi il calore allora devi recuperarlo tutto; se decidi di non recuperarlo (e non ti colleghi ad una rete) allora puoi disperderlo tutto.

I problemi dei combustibili alternativi e rinnovabili sono:
1) sono preziosi e andrebbero utilizzati con la massima efficienza
2) sono più difficili da convertire in energia e la tecnologia utilizzata trasforma in elettrico solo il 20-25% del potere calorifico originale del combusibile ed il resto è calore, che se non usi, butti in atmosfera.
3) durante la combustione le biomasse producono CO2 in quantità pari a quanta CO2 è assorbita durante la crescita con la fotosintesi: questo è vero, ma per averne un beneficio devo utilizzare il più possibile l’energia primaria del combustibile e non solo il 20% perchè durante la combustione emetto anche degli inquinanti ed in misura superiore ad esempio al più pulito utilizzo del metano.

L’energia che produco deve poi naturalmente sostituire altra energia prodotta da combustibili fossili per avere della C02 evitata sul territorio, e con il 20% di efficienza sull’elettrico il bilancio ambientale non sta in piedi.

Insomma è l’ora di finarla con il business delle centrali termoelettriche piccole o grandi che siano. Esiste un problema energetico enorme che ci dovrebbe obbligare ad usare le nostre risorse con efficienza, buon senso e rispetto della salute altrui.

La regola dovrebbe essere che Poirino può avere la sua centrale, meglio se a rinnovabile (sperando che non speculino sulla tecnologia e quindi mettano quanto di più efficiente e sicuro esista sul mercato) ma la potenza energetica totale (elettrica più termica) dovrebbe essere in rapporto all’energia prodotta e al calore recuperato. In pratica, la cosa avrebbe un senso, dal punto di vista energetico, non se la centrale lavora 8.200 ore anno, ma solo quando c’è richiesta termica per riscaldamento, ovvero circa 3.600 ore.

Se ci fosse quella regola sai cosa succederebbe? Il business plan non starebbe in piedi, e rinuncerebbero alla centrale termoelettrica.

Poco male: si converte il progetto in una centrale solo termica che alimenta gli edifici comunali. Il rendimento sarebbe di circa l’80-85 % (meglio del 20%, o no?), e dal punto di vista delle emissioni di C02 staremmo meglio in quanto quell’energia sostituirebbe combustibile fossile e C02 in atmosfera.

Per la Benarco e per chi opera nel business delle colture energetiche cadrebbe però l’interesse. Proviamo a fare 2 calcoli e vediamo perchè:

La centrale prevista a Poirino avrà una potenza di 3 MW elettrici.

3 MW elettrici per 8.000 ore anno = 24.000 MWh/anno di energia elettrica.

La legna umida che utilizzano loro ha un potere calorifico (reale, per esperienza) non superiore a 3 kW per kg (a essere ottimisti).

I rendimenti della centrale elettrica sono, diciamo, del 22%: quindi 3 kW diventano il 22% di 3, ovvero 0,66 kW per Kg di legna.

In definitiva per produrre 24.000 MWh/anno hai bisogno di 36.363.636 Kg di legna (circa 36.000 tonnellate all’anno).

Se la centrale fosse solo termica, tarata quindi per il fabbisogno energetico delle utenze comunali, si potrebbe parlare di un rendimento dell’80-85%.

Prendiamo ad esempio il caso della scuola media, che costa circa 150.000 euro all’anno di riscaldamento.

Ipotizziamo che l’attuale a caldaia vada a gasolio:
1.5 euro al litro = 100.000 litri/anno

Il gasolio possiamo pensare che abbia un potere calorifico netto (considerando un impianto tradizionale e la stagionalità delle nostre zone) di circa 8.5-9.0 kW per litro.
Quindi: 100.000 litri x 8.5 kW/litro = 850.000 kWh

Prima abbiamo detto che la legna ha un rendimento di 3 kW per ogni kg.
Applicando il rendimento della centrale che produce solo energia termica (80%) abbiamo che 1 kg di legna rende 0.8×3=2.4 kW per ogni kg.

Domanda finale: quanta legna serve per soddisfare il fabbisogno energetico della scuola media?

850.000/2.4 = 354.167 Kg di legna all’anno.

Se ipotizziamo che tutti e 5 gli edifici comunali abbiano mediamente lo stesso fabbisogno, significa che per soddisfare la richiesta del Comune servirebbero:

354.167×5=1.770.833 kg di legna all’anno, ovvero circa 1.770 tonnellate, contro le 36.000 richieste dalla produzione di energia elettrica, ovvero il 5% circa, venti volte di meno.

Conclusioni.

Spero, ma credo, che sia tutto molto comprensibile: l’interesse è la fornitura di legna. 36 milioni di kg contro neanche 2 milioni di kg.

Il business sta in piedi perchè cè un vuoto normativo che permette di sprecare moltissima energia e ti premia con l’incentivo del certificato verde. Un po’ come succedeva con il CIP6.

La Regione Piemonte è però molto attenta ed in ogni caso sono certo che non autorizzerà in modo superficiale [...].

Spero di essere stato utile.

In ogni caso ho espresso quello che credo sia giusto: sono dalla parte di chi richiede spiegazioni e trasparenza, e sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Ciao a tutti.

Giugno 14, 2008 - Pubblicato da meetupchieri | Centrale a biomasse | , , , | 11 Commenti

11 Commenti »

  1. Tutte le centrali termoelettriche ENEL funzionanti da oltre 50 anni con combustibili fossili presenti sul territorio italiano realizzate con un ciclo Rankine (simile a quello utilizzato nella centrale o centrali in questione),hanno un rendimento energetico pari a circa il 24% contro il 21,6% di quella funzinante con biomasa legnosa.
    Questa differenza è riconucibile ad una diversa umidità dei fumi scaricati in atmosfera ;umidità dovuta alla diversa natura del combustibile,e che peraltro comporta un minor carico inquinante da NOX.
    Dove stà lo scandalo ,in quello che ci accingiamo a migliorare sotto l’aspetto inquinamento, o in quello che stiamo a sperperare da 50 anni ed a seguire??????

    Commento di Tebaldi Riccardo | Settembre 25, 2008 | Replica

  2. Ing. Tebaldi, buona sera!
    Ci fa piacere che abbia lasciato un suo commento sul nostro blog, davvero! Potrebbe nascere uno spazio di discussione, che noi speriamo quanto più possibile pacata e oggettiva, su un tema che riguarda entrambi da vicino.
    Se avesse tempo, la inviterei a leggere il post …inquadra, metti a fuoco, click! in cui trova epresso, spero in modo chiaro, il nostro punto di vista.
    E da lì potremmo partire per discuterne.
    Così mettiamo da parte un po’ di pregiudizi (come quelli del sig. Sindaco che sostiene che noi facciamo informazione terroristica… forse ci ha confuso con qualcun’altro…), e cerchiamo di capire le une e le altre ragioni.
    Accetta l’invito?

    Commento di meetupchieri | Settembre 26, 2008 | Replica

    • un buon giorno a tutti.
      Non ho letto tutto quello che è scritto, sono stato molto, molto sintetico. Lavoro nel settore degli impinti a BIOMASSA,leggo con dispiacere che vengono tratte delle conclusioni, pur non avendo delle informazioni chiare. Quando si dimensiona un impianto a BIOMASSA su base legnosa (cippato) è nostra assoluta cura oltre al dimensionamento termico predisporre tutta la parte filtrante per rispettare le emissioni in atmosfera. Si potrebbe continuare a scrivere ancora per molto, sono a disposizione per un incontro informativo per quanto sia capace. Torno a ribadire che faccio impianti a BIOMASSA, quindi ho un interesse che si parli di impianti a BIOMASSA e non di inceneritori o simili.

      Commento di flavio | Giugno 4, 2009 | Replica

      • Considero più che legittimo il fastidio che può crearle la confusione tra inceneritore e impianto a biomassa, proprio perchè infastidisce anche me, in quanto associazione non corretta. E un’informazione non corretta è sleale, da entrambe le parti.

        Così come tengo in alta considerazione il suo lavoro di tecnico, proprio perchè tecnico lo sono anche io. E non mi sognerei mai di mettere in dubbio l’operato di un tecnico, né la sua buona fede.

        La fase che preoccupa i poirinesi è la gestione dell’impianto, non la sua progettazione. Come tecnico so bene che il fatto che i miei progetti risultino impeccabili sulla carta, non è garanzia di un altrettanto impeccabile funzionamento dell’impianto nel lungo termine, cosa che non dipende più dal progettista scrupoloso, ma dal gestore, e dal controllore.

        Ed essendo malato di una diffidenza cronica nei confronti di chi, parlando in termini generali, gestisce, e di chi controlla, non posso che comprendere e condividere le perplessità e i timori dei poirinesi.

        Commento di Alboz | Giugno 10, 2009

  3. Una premessa importante “NON SONO INGEGNERE”.
    Leggo con molta attenzione le Vs. motivazioni ,le problematiche ed i punti di vista che a volte possono non essere condivisibili ma comunque degni di essere discussi sino a quando non si raggiunga il convincimento della bouna fede riciproca .
    Ben volentieri pongo a disposizione il mio tempo (compatibilmente con gli impegni di lavoro),per incontri atti allo scopo di capire meglio i ns. punti di vista,comuni o non comuni che siano.

    Rigrazio per l’invito e per il momento cordialmente saluto
    augurandoVi buon lavoro

    Commento di Tebaldi Riccardo | Settembre 26, 2008 | Replica

  4. P.S. sarebbe molto bello se la persona o il tecnico che ha redatto la relazione sopra esposta si presentasse e rinunciasse all’anonimato.
    La relazione è più che corretta e francamente se letta in chiave strettamente businnesiana,ma vorrei far rilevare che il problema energetico-ambientale non è risolvibile solo in chiave di teleriscaldamento (avremmo inventato l’acua calda).
    In pratica, dobbiamo pensare che la coperta è corta ,e solo coniugando fra loro le varie necessità energetico-ambientali possiamo sperare di raggiungere un futuro risultato positivo rispetto all’attuale.
    Saluti

    Commento di Tebaldi Riccardo | Settembre 26, 2008 | Replica

  5. Perfetto.
    Il clima è ideale per iniziare a confrontarsi.
    Finalmente.

    Una delle prime riflessioni cui vorremmo sottoporla è la seguente: ammettiamo che oggi come oggi la produzione di energia elettrica da biomassa sia una scelta necessaria, tra quelle, se pur opinabili, incentivate dallo Stato. E che per ipotesi il fabbisogno energetico da inseguire sia di natura strettamente elettrica, non termica.

    L’installazione di una centrale simile, nei pressi di un centro abitato, comporta il vantaggio “termodinamico” di avere una fonte di energia termica, che diversamente andrebbe dispersa.
    Per contro, ci si imbatte nell’annosa questione del controllo delle emissioni, che nel paese di Alice non si porrebbe, ma siamo in Italia, e di casi di superamento dei valori soglia ne è piena la cronaca. Oltre a ricadute di altra natura, se non inevitabili, per lo meno probabili (ci vien da pensare alla possibile diminuzione del valore degli immobili…)

    Sbagliamo se pensiamo che il vantaggio materiale è di due figure soltanto? Amministrazione Comunale e Gestore? Che le famiglie possano pagare meno la retta dell’Asilo, onestamente, non lo riteniamo un grosso vantaggio materiale, se oltre a questo si computa anche, come dicevamo ad esempio, il probabile deprezzamento degli immobili, o la possibile compromissione della qualità dell’aria…

    In buona sostanza: se una centrale elettrica a biomassa deve essere, non potrebbe essere all’interno di un’area industriale? A quel punto la risorsa termica non verrebbe dispersa. E i residenti non avrebbero il pensiero dei 22 m di camino sopra la testa…

    Commento di meetupchieri | Settembre 29, 2008 | Replica

  6. aggiungerei poi il fatto che, per una decisione del genere, io mi sarei aspettata un ampio dibattito preventivo e non di trovari di fronte ad una decisione gia’ presa. Corre un brivido lungo la schiena al pensiero che, prima di appoggiare la costruzione di questa centrale, il Sindaco avesse sostenuto, anche con una variate di piano regolatore, una pista di minimoto in piena campagna. C’e’ una grossa crisi di fiducia che non si recupera facilmente.

    Commento di cri | Ottobre 9, 2008 | Replica

  7. …se la pista di mini-moto ha provocato un brivido lungo la schiena, cosa provocherà la notizia di quei km quadrati di area industriale in fraz. Marocchi, del nuovo lotto, anzi, del nuovo quartiere residenziale al Bric del Papa, della sempre più probabile tangenziale Est di Torino…?

    Commento di MrCatarella | Ottobre 9, 2008 | Replica

  8. un conato di vomito…

    Commento di cri | Ottobre 11, 2008 | Replica

  9. ….e del 1.635.000,00 di euro previsti come spesa per la riqualificazione del Centro Polifunzionale ( per fare cosa?). Non avete detto però che il complesso residenziale Bric del Papa sarà fatto secondo i principi di edilizia ecocompatibile (?????)( vedere sito del Comune )….mi chiedo se non è meglio lasciare il terreno 100% ecocompatibile…cioè libero di costruzioni!

    Commento di sil | Ottobre 13, 2008 | Replica


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