PETIZIONE POPOLARE “FUORI I SOLDI DALLA POLITICA”
attualmente lo stipendio dei consiglieri regionali è composto da un’indennità lorda di 8.500€ alla quale si aggiungono vari escamotage atti a farlo lievitare. Ad esempio i “rimborsi forfettari”: 2.500 euro erogati con la scusa che il consigliere avrà delle spese legate al suo lavoro e per le quali la Regione elargisce rimborsi senza richiedere alcuna fattura o altra prova che ne dimostri l’effettiva spesa.
In totale ogni consigliere riceve dagli 8.000 ai 13.000 euro netti al mese.
I consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, Davide Bono e Fabrizio Biolè, così come annunciato in campagna elettorale, già dalla prima mensilità si sono limitati lo stipendio a 2.500 € netti rinunciando oltretutto a rimborsi e gettoni.
Per ridurre lo stipendio dei loro colleghi hanno presentato due proposte di legge che sono state ovviamente bocciate con larga e trasversale maggioranza.
Alcuni cittadini sostenitori del Movimento 5 Stelle si sono quindi organizzati e hanno indetto una petizione che chiede alla Giunta Cota e alla sua maggioranza Consiliare di approvare in sostanza il testo di legge presentato dal Movimento 5 Stelle stesso.
In tutto il Piemonte dei cittadini senza tessere di partito hanno quindi informato altri cittadini in strada, al bar, nel proprio condominio, fino a raccogliere 22 mila firme delle quali alcune centinaia a Chieri.
La petizione sta svolgendo l’iter previsto dal regolamento regionale ed è stata presentata dal primo firmatario, l’astigiano Fabio Martina, alla Commissione Bilancio del Consiglio Regionale il 2 dicembre u.s.
Com’è solito di questa classe politica, probabilmente le istanze dei cittadini verranno ignorate. Occorre quindi fare la maggior pressione possibile. In quest’ottica è stata scritta una mozione che impegna le giunte comunali piemontesi a sostenere la legge d’iniziativa popolare.
La mozione sarà recapitata ai consiglieri comunali chieresi e ciascun consigliere potrà presentarla in qualsiasi momento alla giunta, per far sì che venga discussa e auspicabilmente approvata.
In un periodo di congiuntura avversa e di grave scollamento della politica dalla realtà vissuta dalla maggioranza dei cittadini, un gesto in questo senso da parte dei politici chieresi sarebbe doveroso, se non addirittura dovuto, per dimostrare la volontà dal basso di ricucire lo strappo tra politica e cittadinanza.
Soltanto con continua pressione da ogni fronte si potrà ottenere la fine degli sprechi.
Segue il testo della mozione come è stata recapitata a tutti i consiglieri comunali dotati di email (perchè non tutti hanno una mail di riferimento…).
Il sottoscritto ………………, consigliere comunale di ………………….presenta la seguente proposta di
MOZIONE
VISTA
la consegna ai competenti uffici del Consiglio Regionale del Piemonte, della petizione popolare denominata “Fuori i soldi dalla politica”, per chiedere la riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali del Piemonte, la quale ha raccolto circa 22mila adesioni e la successiva audizione avanti la Commissione Bilancio del Consiglio Regionale del primo firmatario avvenuta in data 2 dicembre 2011
EVIDENZIATO
che la stessa contiene le proposte di seguito riportate:
1) Riportare le indennità dei consiglieri alla prima determinazione del 1972, cioè il 55% delle indennità dei parlamentari.
2) Ridurre le indennità di funzione aggiuntiva, a partire dal Presidente della Giunta e dagli Assessori.
3) Sopprimere i gettoni di presenza pari a circa 122 euro a seduta.
4) Sopprimere i rimborsi forfettari.
5) Ridurre i rimborsi spese chilometrici
6) Sopprimere il vitalizio per gli ex consiglieri regionali.
SOTTOLINEATA
l’esigenza di ridurre i costi della politica alla quale devono concorrere tutti i livelli istituzionali, soprattutto quelli più alti, esigenza ribadita anche dal Presidente del Consiglio Mario Monti.
RILEVATO
che la richiamata riduzione dei costi della politica, stante anche il difficile momento economico e sociale che sta vivendo il Paese, deve avvenire in tempi brevi ed attraverso provvedimenti di sostanza che vadano ad incidere realmente nel merito della questione
SOTTOLINEATO
che la petizione popolare non ha una corsia preferenziale nei lavori consigliari e che la stessa, pur prevista dallo Statuto della Regione Piemonte come strumento di partecipazione popolare, non assume l’equivalente di una proposta di legge regionale
Tutto questo premesso il Consiglio comunale di Chieri
RECEPISCE
i contenuti della petizione popolare denominata “Fuori i soldi dalla politica” per chiedere la riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali del Piemonte, attualmente giacente presso la Commissione Bilancio del Consiglio Regionale del Piemonte, in quanto coerenti con una azione di contenimento della spesa pubblica e di riduzione dei costi della politica, segnatamente di quella regionale e conseguentemente
INVITA
Il Consiglio Regionale del Piemonte ad approvare, entro il più breve tempo possibile, una legge regionale sul contenimento dei costi della politica, che recepisca in tutto o in ampia parte i contenuti della richiamata petizione popolare
INVIA
Copia di questo Ordine del Giorno:
1) Al Presidente della Giunta Regionale del Piemonte
2) Al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte
3) Al Presidente della Commissione Bilancio Consiglio Regionale del Piemonte
RIVERGINESCION
(LA FIERA DEL PARAC…)
Ovvero come gli illeciti sono tali solo quando possono servire alla causa.
Si legge sul Corriere di Chieri di venerdi 2 dicembre, nell’articolo dedicato alle dimissioni del sig. Roberto Foglio, consigliere comunale ex PdL, come il nuovo gruppo di opposizione guidato dal torinese Pino Iannò sia deluso dall’attuale Sindaco e dall’operato della sua giunta. La delusione è tale da aver costretto i due consiglieri ad andare all’opposizione dopo che il loro tentativo di acchiappare una poltrona da assessore è andato in fumo grazie alla nomina fulminea del sig. Valter Cravero (di professione manager, premiato con ben 16 voti nella lista Lancione alle ultime comunali e pertanto meritorio di un posto retribuito come amministratore delegato in Chieri Farma) all’urbanistica al posto del dimissionario Paciello.
Era chiaro come il sole che il primo parziale allontanamento dalla maggioranza del gruppo “Progettazione Chierese” con una sorta di appoggio esterno con diritto di critica (e lo diciamo perchè eravamo in piccionaia a seguire la pietosa pantomima) è stato un maldestro tentativo di forzare un rimpasto di giunta che evidentemente non c’è stato. Lancione e i suoi hanno visto il bluff e hanno scaricato i due ribelli. Da qui lo strappo definitivo e il rilancio.
Si legge infatti nell’articolo che i nostri eroi della Progettazione Chierese, che fino a due mesi fa erano organici alla maggioranza (ricordiamo che il consigliere Pino Iannò era capogruppo della lista Lancione e Foglio il capolista del PDL alle elezioni, non i primi che passavano), vogliono vederci chiaro nella procedura di assegnazione alla società Chintana dell’appalto per la redazione del Progetto Città in quanto sospettano che sia viziata da degli illeciti tanto da minacciare il ricorso alla Corte dei Conti. Ricordiamo per dovere di cronaca che la società Chintana è la stessa che, con la giunta Gay, ha redatto il progetto dell’area Tabasso. Cambia la musica ma i suonatori alla fine sono gli stessi…. Diciamo che come minimo ci troviamo di fronte a uno sconcertante caso di miopia amministrativa se non al classico esempio di “dialettica politica” all’Italiana, dove la coerenza e il rispetto per l’elettore vengono machiavellicamente buttati nel cesso 10 minuti dopo la pubblicazione dei risultati elettorali. Quello che ci fa letteralmente vomitare è vedere questi individui disposti a ingoiare rospi da primato fino a quando ne hanno un tornaconto politico per poi scoprirsi vergini e probi quando si tratta di scatenare la vendetta politica. Sempre ammesso che non sia mutato il quadro legislativo negli ultimi due mesi in materia di appalti pubblici, viene da chiedersi come mai, a distanza di più di un anno (l’affidamento alla Chintana degli studi preliminari per il Progetto Città per 192.000 euro risale al 29 aprile del 2010), sia mutata la percezione di legalità di questi due figuri. Rinsavimento o squallido opportunismo? E com’è che non c’è MAI un giornalista che metta in evidenza queste contraddizioni?
PREVENIRE E’ MEGLIO CHE BRUCIARE
E’ iniziata qualche mese fa nelle scuole una campagna, con lo zampino del Consorzio Chierese per i Servizi, che mira alla valorizzazione e alla promozione dell’Inceneritore come scelta “verde” per lo smaltimento dei rifiuti. Tale campagna ha visto gli studenti partecipare nella scelta alla ideazione (e conseguente premiazione) della nuova mascotte del consorzio con successiva premiazione dei piccoli creativi: INCENERITOR, draghetto sputafuoco che brucia i rifiuti avanzati dalla differenziata.
qui l’articolo del Corriere di Chieri dell’epoca
Peccato che nessuno si sia preoccupato di spiegare ai genitori e ai bambini che il povero INCENERITOR ha seri problemi di digestione, per cui tende a rilasciare nell’aria dosi importanti (ma a norma di legge) di DIOSSINA, sostanza altamente cancerogena con la spiacevole abitudine di legarsi ai grassi animali e che quindi ha effetti di accumulo pericolosissimi su tutta la catena alimentare. Studi epidemiologici condotti in varie parti del mondo sugli effetti degli inceneritori sulla salute umana non sono ancora riusciti a garantire con certezza la sicurezza di questi impianti, in quanto hanno evidenziato incidenze non trascurabili di malattie tumorali anche infantili. Se i bambini e i loro insegnanti fossero al corrente di queste cose, forse avrebbero scelto una mascotte decisamente diversa.
NON ESISTE RISCHIO “ZERO” PER LA SALUTE SE SI PARLA DI DIOSSINE
Dati alla mano, un inceneritore moderno emette, in una giornata, circa 5 milioni di metri cubi di fumi!! ipotizzando emissioni di diossina a norma di legge, la quantità giornaliera di diossine immessa nell’ambiente dall’inceneritore è pari alla dose giornaliera tollerabile di 1 milione e mezzo di persone adulte! Benvenuti a Seveso.
L’operazione di “green washing” continua martedi 18 ottobre sul Corriere di Chieri, dove una bella intervista al Presidente dell’Assemblea dei sindaci del CCS, Adriano Pizzo, ci rivela l’entusiamo del consorzio tutto per la chiusura nel 2013 della discarica di Cambiano per poter, come soci della prima ora di TRM (gaudio e tripudio!), fare da aprifila nel conferimento dell’indifferenziato al nuovo inceneritore del Gerbido.
Apprezziamo il seppur timido tentativo del giornalista di affrontare le questioni spinose che fanno dire ai bene informati che un inceneritore è un business solo per chi lo realizza.
MA CHI PAGA?
In primo luogo l’aspetto finanziario dell’operazione: un inceneritore non è economicamente remunerativo se non attinge ai CIP6 e ai certificati verdi, denaro pubblico in teoria dedicato alle energie rinnovabili (in Italia e solo in Italia i rifiuti sono magicamente diventati una fonte di energia rinnovabile per decreto), denaro che viene sottratto allo scopo originario di sostenere le vere fonti rinnovabili, quindi una tassazione occulta. Nonostante questi incentivi, si scopre che per il Consorzio Chierese questo comporterà un aggravio di costi, passando dal conferimento in un impianto di proprietà (che volendo può essere gestibile anche solo in pareggio) al conferimento in un impianto del quale si detiene una misera quota dell’1% e che deve retribuire le centinaia di milioni di euro spese da TRM per la sua costruzione. Non c’è bisogno di essere professori di estimo per capire che il gioco è deficitario, eppure da tre generazioni di presidenti di Consorzio si continua a ritenere la via della distruzione dei materiali come l’unica perseguibile. E’ evidente anche alla casalinga di Voghera, e ancor più a quella di Chieri, che questo sicuramente comporterà un danno economico per i cittadini soggetti all’ennesima tassazione, questa volta nemmeno troppo occulta.
UN PO’ DI CHIMICA
Parliamo di distruzione della materia: un principio indiscutibile della chimica, il principio di Lavoisier si può riassumere in “in una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, tutto ciò che c’era prima si trova anche dopo che la reazione è avvenuta” (cfr. wikipedia). Questo vuol dire che 1 Kg di rifiuto messo in un inceneritore produce 1 Kg di altri rifiuti. Un a parte è vapore acqueo, ma disgraziatamente il resto no. Quindi troviamo quella CO2 che pare essere la causa di tutti i mali del mondo, nanopolveri che nessun filtro è in grado di abbattere e che nessuno, a norma di legge, si preoccupa di misurare nonostante siano pericolosissime a causa del loro potere di penetrazione anche oltre le vie respiratorie e un inevitabile pizzico di diossine e furani (Sempre quelle di Seveso). Non parliamo poi delle ceneri, un rifiuto speciale e pericoloso da smaltire in discariche apposite (Sempre a norma di legge c’è chi cerca di studiare un sistema per mescolarli ai materiali cementizi per farne manufatti da costruzione. Il sogno di una vita: avere i muri di casa pieni di ceneri pericolosamente tossiche). Vi diranno che le diossine non si formano perchè la temperatura è tenuta sufficientemente alta da rompere i legami di queste pericolosissime molecole. Molto bene: allora gli asini volano.
Un inceneritore lavora bene ad alte temperature, per cui ha bisogno di bruciare materiali con alto potere calorifico (la plastica è il massimo) per mantenere la combustione senza l’apporto di energia esterna. Questo accade solo se si conferiscono rifiuti secchi e con molta plastica dentro. Il conferito in genere non è secco e, se si fa una buona differenziata, povero di plastica. A noi sembra un controsenso – eufemisticamente parlando – da un lato presentarsi come un consorzio virtuoso nella differenziata e dall’altra farsi felici promotori di sistemi di smaltimento che traggono beneficio dalla cattiva differenziazione del rifiuto. Sperare che gli altri consorzi facciano “schifo” è invece moralmente spregevole.
LE ALTERNATIVE ESISTONO, BASTA CERCARLE
Già anni fa, quando il presidente del Consorzio Chierese era il dott. Ronco, avevamo portato alla sua attenzione l’esistenza di metodi alternativi all’incenerimento funzionanti con successo sul territorio nazionale. A Vedelago, in provincia di Treviso, una coraggiosa imprenditrice, la Dott.sa Carla Poli, ha creato un sistema di gestione a freddo del residuo indifferenziato che non comporta distruzione di materia e, a fronte di una raccolta differenziata ottimale, permette un recupero di materia pari al 98%. Questo sistema dunque permette a chi lo gestisce di guadagnare soldi (l’impianto di Vedelago macina milioni di euro di utili all’anno), offre ai comuni virtuosi di risparmiare sensibilmente sulle spese di conferimento e per ultimo non per importanza permette di recuperare materiali che altrimenti dovrebbero essere rimpiazzati da materie prime vergini costose in termini economici e di risorse fossili non rinnovabili.
CI SONO O CI FANNO
Se poi a questo quadro non proprio edificante si aggiunge la questione sanitaria che riguarderà tutti i cittadini toccati dalla ricaduta del nano-particolato, quello che la legge non considera nel calcolo delle emissioni e che nessun filtro è in grado di abbattere, con effetti che la letteratura internazionale ha ampiamente discusso e appurato, ci chiediamo in base a quali conoscenze non disponibili al volgo questa pletora di amministratori, a partire dal consorzio locale per arrivare ai vertici nazionali della politica, possa trasmettere tutto questo entusiasmo senza presumere il dolo. Se per buon peso si aggiungono le macchinazioni politiche non proprio chiare che girano intorno a TRM (si veda questo articolo di Chieri.info) la questione è tutt’altro che allegra.
MoVimento 5 Stelle Piemonte
gruppo di Chieri
CONSIGLIO COMUNALE ON DEMAND!
Grazie all’iniziativa del MoVimento 5 Stelle chierese, dal 29 settembre 2011 la città di Chieri ha guadagnato un angolo di trasparenza amministrativa a costo zero. Dopo ripetute richieste puntualmente argomentate dirette alla presidenza del Consiglio Comunale e altrettanti dinieghi assolutamente pretestuosi e senza alcun fondamento legislativo, oggi qualcosa é cambiato. Il consiglio comunale ha acconsentito alla ripresa video a condizione che questa venga trasmessa in streaming. Soluzione “punitiva” nelle intenzioni, ma non nei fatti, che ha creato qualche imbarazzo al momento della votazione quando qualche consigliere ha mostrato di ignorare i concetti di streaming e video-on-demand. Tra parentesi viene da chiedersi con quali elementi abbiano capito e votato l’appalto da 140.000 euro per il rinnovo dell’impianto multimediale della sala consiliare volto, tra le altre cose, a fornire proprio questi servizi alla cittadinanza. Ma oggi siamo qui per festeggiare la modesta vittoria dei cittadini chieresi che ritengono la trasparenza delle istituzioni un cardine portante della democrazia.
Politicamente fa pensare come il deus ex machina della lista Lancione, l’assessore con delega alla partecipazione Zullo – forse papà del nuovo impianto – unico a esprimere parere negativo alla proposta dei capigruppo di maggioranza tra cui il suo gruppo perchè “tra un paio di settimane (al momento della discussione l’appalto non era ancora chiuso e quindi ci sarebbero volute più di un paio di settimane) la sala sarebbe stata pronta e quello era un servizio che toccava all’amministrazione erogare ai cittadini”, sia alla fine stato messo all’angolo. A oggi, tanto per capirci, è stata nominata la commissione che dovrà valutare le buste con le offerte (o la busta. 140.000 euro sono pochi per lorsignori, per cui la gara d’appalto sarà valida anche se a presentarsi sarà una sola ditta con un ribasso ridicolo).
Doverosamente ringraziamo i consiglieri PD Olia e Maspoli che si sono presi la briga di venire in piccionaia a chiedere il nostro parere in merito alla proposta e alle eventuali difficoltà a effettuare lo streaming. Ringraziamo anche il nostro amico Marinari del PD, unico tra i suoi a essersi astenuto forse perchè ancora convinto che la sconfitta della Bresso sia passata per i voti al MoVimento 5 Stelle o peggio perchè non ritiene importante schierarsi per la trasparenza insieme agli altri imbarazzanti consiglieri astenuti.
Ringraziamo anche i capigruppo della maggioranza che hanno di fatto formalizzato il nostro impianto tecnologico che consta di un canale streaming con annesso Video on Demand sulla piattaforma USTREAM all’indirizzo www.ustream.tv/channel/movimento-5-stelle—chieri.
Arrivederci in rete.
Qui il link all’articolo sul Corriere di Chieri relativo alla questione.
PARTECIPAZIONE? SI, BASTA CHE NON SIA GRATIS.
In occasione del Consiglio Comunale di giovedi 15 u.s. il gruppo chierese del MoVimento 5 Stelle Piemonte si è presentato in municipio per registrare la seduta dell’assemblea.
Per correttezza è stata nostra premura, come la volta precedente, avvisare il Segretario Comunale e il Presidente dell’Assemblea facendo presente anche questa volta che la normativa che regola il funzionamento degli enti locali non vieta esplicitamente la registrazione e diffusione delle assemblee pubbliche, che il Garante della Privacy si è pronunciato in favore di questa pratica e che il regolamento Comunale non prevede nessun divieto in proposito.
Considerando che la giunta comunale ha esperito una gara di appalto del valore di 140.000 euro totali per rinnovare l’impianto multimediale della sala consiliare – un gioiello di tecnologia tra le cui funzioni è prevista la registrazione delle sedute e loro diffusione su internet in “streaming” e “on demand” – con il lodevole intento di facilitare la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa della Città, ci siamo presentati sul loggione municipale sicuri di poter, questa volta, svolgere la nostra attività gratuita di diffusione dell’importante operato della amministrazione cittadina.
Purtroppo il primo bizzarro atto della seduta consiliare è stata la discussione della nostra presunta richiesta, quando in realtà la nostra era una comunicazione di intento a registrare motivato dai riferimenti normativi e corredata dalle indicazioni relative alla privacy, con conseguente votazione e rifiuto del permesso da parte di una cospicua maggioranza di consiglieri, terrorizzati da chissà quali intenti di manipolazione e strumentalizzazione delle immagini.
Quantomeno curiose sono state le argomentazioni addotte per giustificare una condotta quanto meno schizofrenica di esponenti della maggioranza che da un lato decide di acquistare lo stato dell’arte della tecnologia di diffusione via internet di contenuti multimediali e dall’altro bolla come strumentali e manipolatori i nostri intenti a costo zero per la collettività.
Delusione particolare per il voto contrario del sindaco che forse dovrebbe provare a fare il sindaco di tutti e non solo il voto in più della sua coalizione.
Subito non capisci il perchè di questa scelta, pensi che sia una banale manifestazione di arroganza: questa è casa nostra e comandiamo noi. Poi ti fermi ad assistere al resto della discussione e comprendi perchè le immagini “libere” fanno paura a questi “rappresentanti” dei cittadini: il Consiglio Comunale è ormai la caricatura di una assemblea deliberativa. E’ evidente che il 90% del lavoro viene fatto dalla Giunta e dalle Commissioni dove la maggioranza decide e l’opposizione fa quel che può, visti i numeri a disposizione. Quindi quello che arriva in Consiglio sono le briciole e il tutto si riduce a interrogazioni per lo più pretestuose, battibecchi da bar dello sport, spregio della forma e poca sostanza. Il tutto condito da un indecoroso “cazzeggio”: consiglieri fuori a fumare, lazzi e sghignazzi da una parte all’altra della sala e un costante brusio in spregio al diritto di ogni singolo consigliere di poter parlare e di essere ascoltato.
Forse è la diffusione di questo spettacolo che fa paura.
LO STRANO CASO DELLA FARMACIA VAGANTE
PREMESSA:
Da mesi si parla di una fantomatica terza farmacia comunale a Chieri per sopraggiunti limiti di popolazione. Per chi non lo sapesse, la legge italiana prevede una farmacia ogni 4.000 o 5.000 abitanti a seconda della dimensione del Comune (più o meno di 12.500 abitanti). Effettivamente Chieri ha superato la fatidica soglia dei 36000 abitanti e per questo, giustamente, reclama una nuova farmacia.
UN PO’ DI ACCADEMIA
Per la legge (Leggi 476/68 e 362/91), è compito della GIUNTA REGIONALE autorizzare, previo BANDO REGIONALE di formazione o revisione della pianta organica, le nuove farmacie nei comuni CHE NE FANNO RICHIESTA.
La procedura quindi è la seguente: (Legge Regionale 21/91) La regione pubblica sul Bollettino Ufficiale l’intenzione di modificare la Pianta Organica delle Farmacie. I Comuni che ritengono opportuno, presentano richiesta con una Delibera di Consiglio Comunale ENTRO 90 GIORNI dalla pubblicazione del bando indicando LA DELIMITAZIONE TERRITORIALE DELLE SEDI, L’UBICAZIONE ESATTA SPECIFICANDO INDIRIZZO E NUMERO CIVICO CON TANTO DI PLANIMETRIE (si legge nel bando che sono parte integrante e sostanziale dell’atto stesso) (non dimenticatevi di questo particolare perchè è importante per la lettura dell’articolo del Corriere).
a questo LINK il comunicato estratto dal B.U. 22 del 1/6/2011
Chiuso il bando, la Regione deve esaminare le pratiche, sentire l’Ordine dei Farmacisti quindi la Provincia e solo alla fine di questo iter concedere o meno la nuova sede.
A questo punto il Comune che riceve il nulla osta ha due vie: fare ricorso al diritto di prelazione e aprire una nuova farmacia comunale, oppure attendere che la Regione indica un concorso pubblico per l’assegnazione delle nuove sedi. Nel caso Piemontese l’ultimo concorso è stato nel 2009 dopo una gestazione di circa 10 anni, quindi nel caso si andrebbe alle calende greche.
E’ evidente che la Città di Chieri ha optato per la prima ipotesi (e meno male).
NOTA BENE: OGGI 31/8/11 E’ SCADUTO IL TERMINE PER PRESENTARE LA RICHIESTA
COSA SI LEGGE IN GIRO

Si legge oggi 31/8/2011 sul Corriere di Chieri che è praticamente cosa fatta la nuova farmacia comunale alle Maddalene.
Si, proprio quella di cui stiamo cercando traccia nei documenti ufficiali da qualche mese e di cui non esistono prove di delibere a livello regionale.
Nel memorabile articolo, a destra si sprecano in rassicurazioni volte a negare voci che volevano la nuova farmacia al Gialdo al seguito di una ridefinizione delle aree di competenza. Il PD si premura di specificare che farà fare una nuova delibera per blindare l’opzione “maddalene”. Chieri Futura invece nel mezzo sta.
Tutto bene. Sono felice che le Maddalene abbiano, con unanime consenso, dopo 30 anni uno straccio di servizio.
Quello che non capisco è la fretta di vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, con affermazioni assolutamente fuori contesto e quantomeno preoccupanti. Infatti, a meno che i nostri amministratori non abbiano un asso della manica e qualche santo in paradiso, a oggi nessuno è in grado di dire UFFICIALMENTE se Chieri avrà o no la nuova sede farmaceutica. Diciamo che si è fatto (si spera) quello che c’era da fare e adesso si attendono i tempi dell’iter burocratico.
Quello che però mi preoccupa di più è che, se alla scadenza del bando ci si interroga ancora se la farmacia sarà al Gialdo o alle Maddalene quando la scelta dell’ubicazione è parte integrante della richiesta, qualcuno abbia toppato alla grande e adesso si cerca di porre una pezza preventiva alle polemiche future. Perchè altrimenti queste risposte interlocutorie? Bastava dire: nel bando abbiamo messo questa sede quindi da qui non si scappa.
L’alternativa che mi auguro è che siamo in piena “ammuina” bipartisan:
All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.
N.B.: da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno. (falso storico)
Facciamo vedere che stiamo facendo qualcosa, che discutiamo e che in fondo siamo tutti impegnati per le Maddalene, in una perenne campagna elettorale.
DELLA TIMIDEZZA E DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CHIERI
MOVIMENTO CINQUE STELLE PIEMONTE
GRUPPO DI CHIERI
COMUNICATO STAMPA
LA TIMIDEZZA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CHIERI
Chieri, li 31/5/11
Giovedi u.s. in occasione della seduta del Consiglio Comunale di Chieri, il gruppo Chierese degli attivisti del Movimento 5 Stelle piemontese si è presentato sugli spalti della sala consiliare del municipio con l’intenzione di effettuare la ripresa audio/video della seduta pubblica.
Non essendoci nessuna preclusione a questa pratica nel Regolamento Comunale, per puro scrupolo abbiamo informato l’amministrazione della nostra intenzione con regolare lettera protocollata.
Riceviamo a stretto giro di mail la risposta negativa del Segretario Comunale dott. Morra di cui alleghiamo uno stralcio:
“Prot. n. 19756 del 26.05.2011
Gent.le Sig. Alberto Rosso, in riferimento alla Sua nota del 26.05.2011, prot. n. 0019668 con la quale comunica l’intenzione del Meetup Chieri , Movimento 5 Stelle Piemonte di effettuare la ripresa audio-video del Consiglio comunale di Chieri convocato in data odierna Le comunico quanto segue :
le sedute di Consiglio comunale sono pubbliche, ad eccezione dei casi in cui si tratti di questioni concernenti persone (art. 20 Regolamento del Consiglio comunale di Chieri);
riguardo invece la registrazione e/o alla ripresa audio video della seduta , tale possibilità è demandata alla potestà regolamentare di ogni singolo Ente a cui compete la disciplina di ogni aspetto attinente il funzionamento dell’Assemblea;
le registrazione audio della seduta sono utilizzate dall’Ufficio di segreteria al fine della stesura dei relativi verbali mentre attualmente non esiste alcuna disposizione regolamentare in merito alle riprese audio-video da parte di persone presenti alla seduta;
nella considerazione che valgono anche per l’Amministrazione comunale le garanzie di cui all’art. 7 e seg.ti del DLgs 196/2003 in ordine alla certezza dell’ individuazione del “titolare” e del “responsabile” del trattamento dei dati, previa idonea informativa ai sensi dell’ 13 del medesimo decreto , non risulta ad oggi possibile per il Presidente del Consiglio comunale consentire riprese audio/video dei lavori consiliari stante l’ assenza di esplicita disposizione regolamentare.
[...]”
In sintesi di fronte a un vuoto legislativo, ovvero in assenza di divieti espliciti, invece che garantire la libertà del cittadino la si limita in nome della privacy.
Purtroppo essendo in Italia, la legislazione dice tutto e il contrario di tutto.
Da una parte abbiamo il T.U.E.L. (Testo unico Enti Locali d.lg. n.267/2000 artt. 10 e 38) che stabilisce la pubblicità delle sedute Consiliari e delle Commissioni demandando alla regolamentazione comunale i limiti e senza riferimenti alla diffusione delle eventuali riprese audio-video.
Dall’altra abbiamo la legge sulla Privacy (DLgs 196/2003) che stabilisce il diritto alla tutela dei dati personali e sensibili dei cittadini con un meccanismo dato dall’art. 7 che richiede di individuare un “responsabile” e un “titolare” del trattamento dei dati.
Nel contempo lo stesso Garante per la Privacy si è pronunciato a favore delle riprese audio video dei consigli comunali e la loro diffusione via TV già nel 2002. Ovviamente questo pronunciamento non fa giurisprudenza, ma ha un suo peso morale.
Il dubbio che dovrebbe venire alle persone con un minimo di cervello funzionante è il seguente: come si può pensare che un politico eletto nell’esercizio della sua funzione pubblica istituzionale all’interno di una assemblea pubblica sia soggetto alle tutele dei dati personali e sensibili?
Infatti nonostante questo bizzarro non-divieto alcuni attivisti del gruppo si sono presentati in consiglio comunale con la videocamera venendo subito avvisati da un Vigile Urbano, mentre in aula si festeggiava a pasticcini il ritorno in serie A della pallavolo, che il Presidente del Consiglio Comunale non autorizzava la ripresa in quanto il regolamento non lo consentiva.
Delle due l’una: o nel giro di una giornata il regolamento Comunale è cambiato, oppure il Presidente del Consiglio Comunale non è ben informato sui regolamenti che dovrebbe applicare.
Vogliamo essere comprensivi e pensiamo che ci sia stato solo un malaugurato difetto di comunicazione tra la Segreteria del Comune e la Presidenza del Consiglio Comunale.
Quello che ci preme sottolineare è che anche a Chieri, come in buona parte d’Italia, la classe politica, a qualunque livello, ritiene sconveniente che i cittadini siano puntualmente informati delle loro attività istituzionali pubbliche al di fuori dei canali di informazione più facilmente addomesticabili.
Veniamo intanto informati che la Conferenza dei Capigruppo sta lavorando al regolamento per introdurre la diretta streaming delle sedute consiliari. Ci auguriamo che nelle metodologie che individueranno i nostri amministratori prevalga la trasparenza verso i cittadini a scapito della proverbiale riservatezza Sabauda.
per il MOVIMENTO 5 STELLE PIEMONTE
GRUPPO DI CHIERI
Alberto Rosso
RISPETTARE I PROPRI ELETTORI NON SIGNIFICA “LIBERI TUTTI”
Il MoVimento 5 Stelle fonda il proprio pensiero relativo agli imminenti ballottaggi sull’ovvio presupposto che i proprietari del voto siano i singoli cittadini. Non, dunque, i rappresentanti eletti di movimenti o partiti. Ed ogni cittadino è in grado di decidere autonomamente come comportarsi in vista del nuovo voto.
Peccato, però, che la lingua italiana venga sovente stravolta dai soliti pennivendoli. Leggiamo infatti oggi sull’Espresso che questo nostro ragionamento significherebbe un caotico “liberi tutti”. Secondo noi significa invece rispetto per gli elettori, che non sono entità di nostra proprietà.
Non condividiamo, ma rispettiamo chi considera Tizio meglio di Caio. Ma il rispetto, ormai lo sappiamo, è una caratteristica piuttosto rara al giorno d’oggi. Fare opposizione al PD o al PdL non cambia: sempre opposizione è.
MoVimento 5 Stelle sugli scudi alle Amministrative, nessuna indicazione per i ballottaggi

Fantastici risultati per il MoVimento 5 Stelle alle Elezioni Amministrative appena concluse: le percentuali vanno dall’oltre 14% di Trofarello al 4,61% di Livorno Ferraris. Eletti due consiglieri a Torino con più del 5% – il candidato sindaco Vittorio Bertola e la capolista Chiara Appendino -, eletto il candidato sindaco a Trofarello, eletti i tre consiglieri di opposizione ad Arborio, capitale del riso in provincia di Vercelli, col 16%. In attesa dei ballottaggi a Carmagnola (quasi 9% ed un consigliere eletto), Alpignano (quasi 9% ed un eletto), Pinerolo (9% ed uno o due eletti), San Mauro Torinese (11% ed un eletto), Novara (quasi 8% e due eletti), Chivasso (quasi 7% e forse un eletto), Domodossola (quasi 5%) e Ciriè (quasi 5%). Ovviamente nessuna delle liste del Movimento 5 Stelle darà indicazioni di voto in alcun ballottaggio, lasciando il proprio elettorato libero di non andare a votare o di votare per chi ritiene il meno peggio, se c’è.
Ma il risultato ottenuto dal MoVimento è ancora più sorprendente se si considerano i boicottaggi mediatici cui è continuamente soggetto, i pochissimi soldi investiti in campagna elettorale (poche centinaia di euro ovunque fino ad un tetto massimo di 3mila euro a Torino, a dimostrazione che i soldi non sono la politica) e la giovane età del MoVimento stesso, nato appena ad ottobre del 2009. Il vero motore è l’intelligenza della rete e le idee che essa esprime: su questo si baserà l’attività di controllo, verifica e proposta del MoVimento 5 Stelle nei consigli comunali dove è appena entrato, come già accade costantemente in Regione.
Il MoVimento è ormai una forza politica riconosciuta, che si conferma ed incrementa i propri consensi di quasi il doppio rispetto ai già lusinghieri risultati delle Regionali del 2010, quando si era attestato su un generale 3,7%. Non solo: il cosiddetto Terzo Polo si è arenato quasi ovunque alle spalle del MoVimento, il che probabilmente lo obbligherà a dover rivedere la propria denominazione in Quarto Polo.
Il dato chiaro è che il bipolarismo – o, peggio, il bipartitismo voluto fortemente da destri e sinistri – è fallito. Il MoVimento sta diventando un fenomeno politico-sociale trascinante e coinvolgente che riavvicina giovani e meno giovani alla politica, dato che l’attuale classe dirigente si sta sempre più dimostrando lontana dalle esigenze reali del paese e capace di perdersi solo in sterili proclami e battibecchi personalistici, quando non degenera in semplici comitati d’affari atti a spartirsi le torte delle nostre tasse.
E’ ora di dire basta con dei sì: perché dire sì al MoVimento ed ai quattro referendum del 12-13 giugno significa dire sì alla democrazia ed alla sovranità del popolo.





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